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21 giugno – 28 luglio 2006
da lunedì a venerdì 11-19, sabato su appuntamento
Inaugurazione 21 giugno fino alle ore 22, in concomitanza con NOTTURNO -
START - MILANO
La galleria Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co. è lieta di presentare la
mostra che vede la partecipazione di:
John Bock, (1965, Itzehoe, Gribbohm, Germania, vive e lavora a
Berlino)
Björn Dahlem, (1974, Monaco, vive e lavora a Berlino)
Flavio Favelli, (1967, Firenze, vive e lavora a Samoggia, Savigno,
BO)
Michael Joo, (1966, Ithaca, USA, vive e lavora a New York)
Jonathan Meese, (1970, Tokio, vive e lavora a Berlino)
Gregor Schneider, (1969, Rheydt, Germania, vive e lavora a Rheydt)
Brian Tolle, (1970, New York, vive e lavora a New York)
Un dialogo con la scultura visto attraverso sette giovani artisti, un
italiano, Flavio Favelli, quattro tedeschi, John Bock, Björn Dahlem,
Jonathan Meese e Gregor Schneider, un coreano, Michael Joo e un americano,
Brian Tolle.
I materiali poveri, oppure naturali, spesso di recupero, sono un elemento
costante che accomuna questi artisti, anche se le diverse poetiche trovano
sia punti d’incontro che dissonanze.
Flavio Favelli attraverso la decontestualizzazione di un ambiente realizzato
con piastrelle, legno inchiodato e ferro battuto, come nell’opera esposta in
mostra 'Tribuna' , ricerca nell’intima natura delle cose una dialettica
domestica, che ritroviamo anche in quella sezione di spazio del privato
recuperato di Gregor Schneider, nel suo strappo di intonaco (in mostra,
cm.60x84,5x6). Sia Favelli che Schneider puntano su una dimensione
quotidiana e intimista, ricostruendo parti di edifici o di interni che, così
isolati da un contesto, danno un’idea di abbandono e di inquietudine.
Anche di fronte alle opere di Jonathan Meese si prova un grande senso di
inquietudine, dovuta all'accumulazione ossessiva e caotica dei più disparati
elementi, che conferiscono al suo lavoro una carica ideologica. Meese ci
conduce nella sua intima visione del mondo, costruendo oggetti bizzarri come
le bambole di carta esposte in mostra, che portano piccolissime parrucche
finte, o come la bacheca che spicca nella prima sala della galleria che
contiene un fucile-giocattolo, disegni, foto, siringhe di bronzo, burattini,
tutti oggetti del suo strano e speciale universo interiore.
In ‘Views from american attics IV' Brian Tolle esprime una visione surreale
al confine tra illusione e realtà, attraverso la foto di un muro di mattoni
rossi incorniciata da un finto muro di mattoni realizzato in polistirolo
dipinto di rosso.
Björn Dahlem si confronta invece con la rappresentazione dei fenomeni fisici
in cui l’impiego dei materiali contribuisce all’idea di divertissement della
composizione. L’opera esposta infatti racchiude in una teca di plexi alta
circa tre metri una grande stella di polistirolo e una lampadina accesa, in
una visione avveniristica del fenomeno fisico-scientifico.
Micheal Joo con i suoi cinque Coyotes grigi, sculture di resina alte ognuna
60 cm. circa, ci induce ad una riflessione sul mondo animale, sempre in
bilico, nella sua visione, tra artificiale e naturale.
Una palla di nastro adesivo sul pavimento sembra limitare l’ascesa della
maglia tenuta sospesa al soffitto ma collegata a terra da una serie di
stracci: questa la straordinaria opera terra-cielo di John Bock, che bene
rappresenta la dinamicità e la teatralità dell’artista.
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