Paolo Curti / Annamaria Gambuzzi & co - arte contemporanea - via pontaccio 19 20121 milano - tel +39.02.86998170

 
 

 

 

Michael Joo, Separation anxiety, 2002
Brian Tolle, views from american attis(4),1997-99

Flavio Favelli, Tribuna, 2004

Gregor Schnaider, Kleine Sau, 2000
Björn Dahlem, Untitled, 2003
Jonathan Meese, Untitled, 2000
Jonathan Meese, Burroughs-box, 1998-99
John Bock, Untitled, 1999
John Bock, Untitled, 2000
John Bock, Senza titolo,1998



Group Show


21 giugno – 28 luglio 2006
da lunedì a venerdì 11-19, sabato su appuntamento

Inaugurazione 21 giugno fino alle ore 22, in concomitanza con NOTTURNO - START - MILANO


La galleria Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co. è lieta di presentare la mostra che vede la partecipazione di:

John Bock, (1965, Itzehoe, Gribbohm, Germania, vive e lavora a Berlino)
Björn Dahlem, (1974, Monaco, vive e lavora a Berlino)
Flavio Favelli, (1967, Firenze, vive e lavora a Samoggia, Savigno, BO)
Michael Joo, (1966, Ithaca, USA, vive e lavora a New York)
Jonathan Meese, (1970, Tokio, vive e lavora a Berlino)
Gregor Schneider, (1969, Rheydt, Germania, vive e lavora a Rheydt)
Brian Tolle, (1970, New York, vive e lavora a New York)

Un dialogo con la scultura visto attraverso sette giovani artisti, un italiano, Flavio Favelli, quattro tedeschi, John Bock, Björn Dahlem, Jonathan Meese e Gregor Schneider, un coreano, Michael Joo e un americano, Brian Tolle.
I materiali poveri, oppure naturali, spesso di recupero, sono un elemento costante che accomuna questi artisti, anche se le diverse poetiche trovano sia punti d’incontro che dissonanze.

Flavio Favelli attraverso la decontestualizzazione di un ambiente realizzato con piastrelle, legno inchiodato e ferro battuto, come nell’opera esposta in mostra 'Tribuna' , ricerca nell’intima natura delle cose una dialettica domestica, che ritroviamo anche in quella sezione di spazio del privato recuperato di Gregor Schneider, nel suo strappo di intonaco (in mostra, cm.60x84,5x6). Sia Favelli che Schneider puntano su una dimensione quotidiana e intimista, ricostruendo parti di edifici o di interni che, così isolati da un contesto, danno un’idea di abbandono e di inquietudine.

Anche di fronte alle opere di Jonathan Meese si prova un grande senso di inquietudine, dovuta all'accumulazione ossessiva e caotica dei più disparati elementi, che conferiscono al suo lavoro una carica ideologica. Meese ci conduce nella sua intima visione del mondo, costruendo oggetti bizzarri come le bambole di carta esposte in mostra, che portano piccolissime parrucche finte, o come la bacheca che spicca nella prima sala della galleria che contiene un fucile-giocattolo, disegni, foto, siringhe di bronzo, burattini, tutti oggetti del suo strano e speciale universo interiore.

In ‘Views from american attics IV' Brian Tolle esprime una visione surreale al confine tra illusione e realtà, attraverso la foto di un muro di mattoni rossi incorniciata da un finto muro di mattoni realizzato in polistirolo dipinto di rosso.

Björn Dahlem si confronta invece con la rappresentazione dei fenomeni fisici in cui l’impiego dei materiali contribuisce all’idea di divertissement della composizione. L’opera esposta infatti racchiude in una teca di plexi alta circa tre metri una grande stella di polistirolo e una lampadina accesa, in una visione avveniristica del fenomeno fisico-scientifico.

Micheal Joo con i suoi cinque Coyotes grigi, sculture di resina alte ognuna 60 cm. circa, ci induce ad una riflessione sul mondo animale, sempre in bilico, nella sua visione, tra artificiale e naturale.

Una palla di nastro adesivo sul pavimento sembra limitare l’ascesa della maglia tenuta sospesa al soffitto ma collegata a terra da una serie di stracci: questa la straordinaria opera terra-cielo di John Bock, che bene rappresenta la dinamicità e la teatralità dell’artista.




 

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