Paolo Curti / Annamaria Gambuzzi & co - arte contemporanea - via pontaccio 19 20121 milano - tel +39.02.86998170

 
 
Miquel Barcelo

13.01 - 28.02.04


 

 

Sopa II

Tête de cochon sur colonne

 

Cap Esclafat
Cap Petit damunt Cap Gran
Caramull de Caps amb Pinocchio
Autoportrait sur Pichet
Crani Gran
Aufabia amb Cap

English Version
Miquel Barcelo

09 Marzo – 30 Aprile 2004
orario: dal martedì al sabato 11 – 19 escluso festivi



Le prime sculture in bronzo di Barceló che conosco risalgono al 1991, ed erano prevalentemente di piccolo formato, ispirate alle impressioni riportate dall’artista durante il suo primo viaggio nel Mali nel 1988. Un secondo gruppo di sculture fu eseguito nel 1993 e i bronzi furono realizzati dal fonditore Clementi, non lontano da Parigi. Sopa II e Tête de Cochon sur Colonne appartengono a questo consistente gruppo di opere. C’è una connessione tra i soggetti di questi due lavori. Nella fattoria di Barceló, situata sulla costa settentrionale dell'isola di Majorca, ogni autunno si svolge una Mattanza, tutta incentrata sul massacro proibito di un maiale. Sopa II è la seconda versione dello stesso tema, quello della zuppa. È simile a Sopa I, lavoro non presente in questa mostra, dal quale si differenzia per l’aggiunta di un grosso mestolo. Questa scultura è tematicamente affine al dipinto Sopa Marina, 1984, che raffigura un cerchio d’acqua azzurra al centro del quale è incollato un bastone di legno rosso che va fino al bordo superiore dell’opera. Sopa II ricorda anche il turbolento vortice di sangue, interiora e cibo di lavori più recenti, quali ad esempio Gran Animal Europeu, 1991, e De Rerum Natura, 1992, ed è perciò naturale associare Sopa II anche alla Mattanza annuale, che ha fornito senza ombra di dubbio l’ispirazione per lo sviluppo di Tête de Cochon. È un’associazione che non riesco a togliermi dalla mente, nonostante l'aspetto più vegetariano di Sopa II.
Tutte le altre sculture in questo catalogo, ad eccezione di Autoportrait sur Pichet, derivano da modelli ricavati dalla ceramica. Contrariamente a Sopa II, il cui modello originale era in gesso, e Tête de Cochon, che nasce dalla combinazione di gesso e objet trouvé, i modelli di queste sculture sono realizzati da vasi in ceramica manipolati da Barceló prima della loro essicazione. Ancora una volta è interessante confrontare le sculture con i dipinti realizzati nel corso della seconda metà degli anni Novanta. In quel periodo l’artista utilizzava come supporto tele pesantemente ed irregolarmente ondulate. Barceló sbroglia la disordinata disposizione di ondulazioni e grinze della superficie organizzando intuitivamente e con uno sforzo apparentemente minimo le forme che daranno vita al dipinto. Questa sorta di interazione con il lavoro è visibile anche in questi bronzi. Un vaso rotto, quando cade a terra, è per l’artista una massa non del tutto amorfa, che grazie ad una serie di tocchi sapienti può essere rianimata e prendere una forma altamente suggestiva, che va dai teschi di Cap Petit damunt Cap Gran alla pelle incavata della testa di un elefante di Crani Gran.
In due sculture, Dos Caps d’Animals Llargs e Aufabia am Cap, la(e) testa(e) poggia(no) su quello che è chiaramente un vaso di ceramica messo al contrario, con diverse frastagliature e protuberanze che ricordano particolari zoomorfi e biomorfi quali fichi ammuffiti o buchi scavati dai conigli nella terra. Da notare che a partire dal 1996 l’artista ha realizzato un copioso numero di ceramiche, spesso dipinte, grandi circa un metro e mezzo, che sono opere d’arte a pieno diritto.
Nessuna visione della vita sarebbe completa senza un po' d’umorismo. Autoportrait sur Pichet è proprio questo. Pare che in origine la testa di gesso fosse stata messa ad asciugare sulla caraffa e che all'artista fosse piaciuta così tanto da decidere di lasciarla lì. Mi è capitato di vedere questa scultura sulla caraffa con una cravatta intorno al collo e di trovarla piuttosto elegante. È un altro esempio della facilità con cui Barceló, perseguendo la propria arte, utilizzi oggetti in modo a volte noncurante, ma sempre autorevole.
Caramull de Caps amb Pinocchio ci ricorda un'altra scultura che non è presente in questa mostra, Pinocchio Mort. In Caramull Barceló unisce due racconti, quello dei Musicanti di Brema e quello di Pinocchio a cui cresce il naso ogni volta che racconta una bugia. In Caramull l’artista mescola il destino di questi personaggi immaginari dopo che la loro storia è finita, la conclusione logica del loro passaggio attraverso il tempo immortalata nel bronzo.

 Luca Marenzi

Londra, Febbraio 2004

 

www.paolocurti.com

info@paolocurti.com

 

 

 
     
  via pontaccio 19 - 20121 milan, italytel. +39 0286998170fax +39 0272094052send an email