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Miquel Barcelo

Past exhibitions


 

 

   


 

 

MIQUEL BARCELÓ

RACCOLTA DI POLVERE
12 marzo – 30 aprile 2002
orario: dal martedě al sabato 11-19 escluso festivi

Si inaugura martedi’ 12 marzo alle ore 18.30 presso la galleria Paolo Curti & Co. la mostra di Miquel Barceló.
Nato a Felanitx, Maiorca, nel 1957, dopo avere studiato per due anni alla Scuola delle Arti e dei Mestieri di Palma di Maiorca, Barcelo’ si iscrive alla Accademia di Belle Arti di Barcellona nel 1974. Nel 1975 ritorna a Maiorca dove entra a far parte del gruppo concettualista "Taller lunatic" partecipando alla creazione della sua rivista "Neon Suro". Durante gli anni Ottanta viaggia attraverso l’ Europa, gli Stati Uniti e l’Africa Occidentale. Attualmente Miquel Barcelo’ vive tra Parigi, Maiorca e Segou in Mali.
Complessa ed articolata risulta la realta’ referente di Barceló, giocata nell’intreccio dell’elemento etnografico majorchino, dello scheletrico primitivismo africano e dell’opaca, precaria modernita’ parigina.
I diversi rapporti che Barceló fissa tra le forme e gli oggetti ci mostrano come egli non dipinga oggetti in se’, bensi’ le differenze tra questi, insieme alle emozioni che gli oggetti stessi risvegliano in lui.
Barceló dipinge gli oggetti immaginati, sognati e pensati con mezzi pittorici della sua materia da lui progressivamente elaborata. Alla innovazione tematica corrisponde sempre quella formale.
Saranno esposti in galleria nove tele di varie dimensioni e cinque opere su carta realizzate dall’artista nel Mali tra il 1999 e il 2000. Sabbia, ossa animali, elementi della terra africana entrano a far parte dell’opera in questo continuo processo innovativo, estetico e formale.
Miquel Barceló ha esposto in alcuni tra i piu’ importanti musei del mondo quali il Boston Institute of Contemporary Art, il Museum of Modern Art di New York il Centro de Arte Reina Sofia di Madrid e il Centre Georges Pompidou di Parigi. Ha partecipato a Documenta, Kassel, alla Biennale di Venezia. Esporrŕ nel prossimo mese di maggio presso la Fondazione Maeght di St. Paul de Vence.


Miquel Barcelo
Raccolta di Polvere

Luca Marenzi, Londra, 2000

Per ringiovanire il suo sentimento della vita, la sua essenza e la sua forza, Miguel Barceló ha lasciato Parigi e Majorca, trascorrendo gli ultimi inverni nel Mali, nell'Africa occidentale. Il tessuto grezzo che compone l'esperienza umana in un luogo del genere, e la sua povertŕ, sono in realtŕ per Barceló una fonte di ricchezza. Grazie alla sua capacitŕ di osservazione e al suo straordinario talento, Barceló č riuscito ad imprimere nel suo lavoro la tensione che scaturisce tra materiale e spirituale. Fetiche fragile aux Allumettes, per esempio, vede dei fiammiferi incollati, e una scatola al centro, quasi a rappresentare un amuleto. Nell'inverno tra il 1999 e il 2000, una tempesta sorprese Barceló mentre lavorava all'aperto, depositando polvere sulla superficie dei suoi quadri, come si pur vedere in Fetiche sous la Poussiere e Chemin de Poussiere avec Ancetres. Pare che le tempeste e la polvere siano abbastanza frequenti nel Mali. In Too far from Home, un libro di Paul Bowles illustrato da Barceló nel 1991, l'autore descrive queste tormente, anticipando in un certo senso il lavoro dell'artista: “Il lunedě la polvere aveva raggiunto una tale intensitŕ che dal tetto era impossibile riuscire a distinguere le forme nella strada sottostante” (pag. 50). Considerate le difficoltŕ di trasporto, non c'č da sorprendersi che tutti i lavori in catalogo, ad eccezione di uno, siano di piccole dimensioni, al punto da poter essere trasportati tranquillamente a mano. La carta č il materiale artistico per eccellenza nel Mali. I cinque disegni sono stati fatti nel febbraio 2000 con dei colori eccezionalmente forti, un fatto dovuto con ogni probabilitŕ all'utilizzo di pigmenti locali.

Č ricorrente in piů di un lavoro la rappresentazione del teschio –immagine della mortalitŕ– con statue di culto che simboleggiano lo spirito degli antenati e la vita dopo la morte, come in Statuette et Crane I. Non si puň accusare Barceló di prendere le cose troppo seriamente, il suo lavoro č sempre venato di senso dell'umorismo. Tabouret avec Crane et Deux Pieces ritrae un teschio su uno sgabello; a causa delle dimensioni ridotte, lo sgabello č molto basso, sembra quasi una testa adagiata sui quei supporti utilizzati in Africa al posto dei cuscini. Dopotutto un teschio č pur sempre una testa. Barceló ha anche trovato un sistema per sbarazzarsi di tutte quelle monetine di piccolo taglio che ci riempiono le tasche: le si puň infatti rendere parte integrante del proprio lavoro, almeno se si č artisti. Porc-Epic ha come protagonista un porcospino, una specie comune soprattutto nell'Africa orientale. La presenza di questo quadro nel gruppo delle statue animiste si rivela assolutamente pertinente. I numerosi aculei sulla schiena lo fanno sembrare un autentico feticcio.

Sin dal suo primo viaggio nel Mali, nel 1988, Barceló si č perfettamente integrato con gli abitanti del luogo, la comunitŕ dei Dogon. Tradizionali statue di culto sono presenti in sei di questi lavori. Patine Sacrificielle mostra quello che sembra una figura ermafrodita in stile Djennenke inginocchiata. Sia la barba che il seno sono particolarmente evidenziati. Barceló č infatti un collezionista di questo genere di statue, e sa che un elemento importante nella loro valutazione č quella patina che si sviluppa dopo anni di sacrifici liberatori e di offerte. Il nero della figura lignea sembra realizzato in carboncino; un legno nero, che forse č stato bruciato appositamente in luogo con questo proposito. La linea rossa sullo sfondo č un segnale visivo utilizzato da Barceló anche in un importante lavoro del 1992, Le Bal des Pendus. In Couple sacrificielle l'artista ha dipinto due statue Djennenke per poi usare il rosso e il color terra per attuare una libagione sacrificale della pittura direttamente sulla tela.

Come ha osservato Daniel Amez in Dogon Statuary, “Possiamo quindi affermare con intensitŕ ancora maggiore che le arti primitive sono per il Ventesimo Secolo quello che l'arte degli antichi fu per il Rinascimento: una ricognizione senza frontiera, un legame spirituale e primario”.

 
     
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