Paolo Curti / Annamaria Gambuzzi & co - arte contemporanea - via pontaccio 19 20121 milano - tel +39.02.86998170

 
 
 

 

 

 

INDIA TIME - Karl Antao, What are we holding on to, 2007, legno dipinto, h. cm. 335
Nataraj Sharma, Keyseri 1, 2007, tecnica mista (ferro, getto d'inchiostro, vernice) su carta su cartone, cm. 111,5x171

Nataraj Sharma, Keyseri 2, 2007, tecnica mista (ferro, getto d'inchiostro, vernice) su carta su cartone, cm. 111,5x171

Probir Gupta, The last supper, 2007, acrilico e ossidi di ferro su tela, cm. 228,8x487,8
Riyas Komu, Temporary lives 1, 2007, olio su tela, cm. 183x152,5
Riyas Komu, Temporary lives 2, 2007, olio su tela, cm. 183x152,5
Shilpa Gupta,  Senza titolo, 2004, dvd con sonoro, video proiezione architettonica
 

Sheba Chhachhi, Silversap 1 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61

Sheba Chhachhi, Silversap 2 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61

Sheba Chhachhi, silversap 3 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61

Sheba Chhachhi, silversap 4 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61

Sheba Chhachhi, silversap 5 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61
 
Sheba Chhachhi, silversap 6 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61
 
Sheba Chhachhi, silversap 7 (dalla serie Silversap ed. di 9), 2000, stampa digitale su carta fotografica, cm. 76x61
 
 


a cura di Yashodhara Dalmia

KARL ANTAO, SHEBA CHHACHHI, PROBIR GUPTA, SHILPA GUPTA,
RIYAS KOMU, NATARAJ SHARMA

8 maggio – 8 luglio 2008
orario: da lunedì al venerdì 11-19
sabato su appuntamento

Catalogo a cura di Yashodhara Dalmia. Edizione Galleria Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co.
24 pagine, 12 illustrazioni a colori, 20 in bianco e nero



L’arte contemporanea in India è allo stesso tempo ricca d’immaginazione, pungente e lirica. È emersa da pratiche religiose, di corte e artigianali radicate nella vita di ogni giorno della gente. I giovani artisti indiani, in questa mostra curata dalla storica dell’arte Yashodhara Dalmia, come da qualsiasi altra parte, attingono da questo ambiente tradizionale così come dalle pratiche internazionali per creare lavori con i diversi mezzi espressivi.

Nel rispecchiare la loro società fondata sulla tecnica, il costante cambiamento e la rapida urbanizzazione, ma anche criticando la politica e la corruzione del governo, lo sporco nascosto dietro l’angolo di palazzi scintillanti, l’esistenza della povertà e delle baraccopoli, l’arte contemporanea in India è macabra, tagliente, giocosa e a volte angosciosa. Con grande abilità e usando materiale trovato o riciclato ha creato nuove manifestazioni dai contorni indigeni.

Nell’esposizione India Time sei artisti rivelano il passo accelerato del cambiamento nella loro società oltre che il suo rovescio. La mostra, composta da tre pittori, un video artista, uno scultore e una fotografa, sottolinea questa realtà bifronte dove lo sviluppo crescente in India è accompagnato da sacche di povertà e decadenza.

In questa esposizione l’artista Nataraj Sharma rivela delle itineranti relazioni, dove l’aeroplano, simbolo di un’esistenza costantemente in movimento, può anche giacere in un torpore simile alla morte. La lucentezza grigio-argentea del suo corpo metallico sembra quella di un serpente, prigioniero del suo corpo. Se nei primi lavori l’aeroplano rigurgitava la sua stessa immagine, rapace e distruttivo, la sua presenza qui è statica e tutta all’interno di un orizzonte baluginante in lontananza.

L’opera di Nataraj ha affrontato l’interconnessione di uomini, macchine e natura, di città svettanti punteggiate dalla bestialità e di orizzonti di bellezza mozzafiato rovinati dall’inquinamento e da altri danni causati dall’uomo. Nei lavori recenti un infausto segnale di invasioni militari minaccia di deturpare i fenomeni naturali. Quando nel 2004 vide di persona uno spettacolo della pattuglia area acrobatica dell’esercito nella sua città di Baroda, immaginò il cielo coperto di insetti. Da qui, movimento e passività, malvagità e umanità, grandi incursioni e luoghi di riposo modesti sono messi in scena nei suoi lavori. Oppresso da immagini di morti su vasta scala e rivolte nel Gujarat, dove molti nella comunità di minoranza furono uccisi nel 2002, il suo impulso creativo nasce dalla meraviglia di fronte allo splendore naturale e dal timore di una sua rapida sparizione per colpa dell’uomo. Sharma, che vive e lavora tra Vadodara e Goa, ha partecipato a diverse mostre internazionali ed ha una ricca conoscenza delle tecniche pittoriche.

La grande tela di Probir Gupta testimonia lo scontro di civiltà con colori metallici, con l’ombra lunga della presenza coloniale inglese che si unisce alle forti manipolazioni del presente per esprimere l’angoscia degli individui. La scrittura calligrafica persiana fluttuante crea un dolore e una disperazione elegiaci che formano una continua processione del presente. Con un accento apocalittico, la folla degli uomini e le emissioni metalliche si scontrano senza redenzione. Il soggetto di Gupta è costituito da malformati e mutanti esseri umani condannati senza speranza, come tragica conseguenza dei crimini globali. Il fango scuro, che sgorga in continuazione, minaccia di esondare, come nei suoi primi lavori dove le immagini idilliache del Kashmir sono piene di arti amputati come segnalatori di mine antiuomo. Il suo energico scandaglio di queste scure interpolazioni, comunque, lo pone continuamente aldilà del recinto, nel terreno dell’“altro”. L’artista ha studiato a L’Ecole Nationale Superieure Des Beaux Arts di New Delhi.

Negli ultimi anni l’artista e scultore Riyas Komu ha reinterpretato il ritratto passando senza soluzione di continuità dal cinema alla fotografia alla pittura. Ha riunito allo stesso tempo Islam, comunismo e il pensiero di Gandhi, la stessa mescolanza che anche suo padre praticò, per creare un’atmosfera emozionale per i suoi soggetti. Pertanto ha dipinto a mano alcuni fotogrammi della donna con hijab tratti dal film Il cerchio dell’iraniano Jaffar Panahi per scrutare la sua ansia, minacciata dal mondo esterno. Nei due distillati ritratti in esposizione vediamo una donna senza purdah, ma comunque isolata dal mondo da un invisibile velo e chiusa in se stessa da un’incombente tristezza. Come musulmano, appartenente ad una minoranza in India, Komu si è spesso trovato tra due fuochi: da una parte la tensione sociale crescente in una metropoli come Mumbay, dall’altra la pressione dell’Islam radicale che ha indotto molti nella sua città natale ad aderire alla jihad. La sua galleria di ritratti, comunque, scelta tra il profluvio di immagini dei mass media, ha incluso i diseredatati, i senza casa, gli emarginati, dal lavoratore migrante al calciatore, che hanno trovato un rifugio e hanno suscitato un intenso scrutinio. Se questi sono vittime di circostanze storiche, sono anche sopravvissuti delle proprie difficili situazioni, e sono mostrati nella loro duplice identità di cittadini di un ordine mondiale sempre più vasto. Komu, che è sia pittore che scultore, ha esposto alla Biennale di Venezia del 2007.

Le video installazioni di Shilpa Gupta contengono rimandi alla cultura di ogni giorno che rivela sottofondi sinistri al di sotto del manto di normalità. Nel lavoro in mostra il soffitto diventa il luogo dove guardare la torre dell’orologio, lascito dell’architettura coloniale inglese del XIX secolo, diventato un simbolo di Mumbai, città dove lei risiede. La città, nota per il suo carattere metropolitano, presenta delle figure che calano dalla periferia e sono incappucciate come monaci, ma vestite con uniforme militare. La natura subalterna del lavoro è sottolineata dal fatto che la struttura, simile ad un gioiello, che si espande e si contrae, stia in effetti denotando atti trasgressivi. Gupta, i cui taglienti video sono lavori interattivi nei quali anche lo spettatore è chiamato a partecipare, ha spesso raccontato la soppressa e sovversiva realtà della persona.

L’invecchiamento del corpo femminile è il soggetto di Sheba Chhachhi, fotografa e artista multimediale, le cui opere sono di grande intensità. In contrasto con il pensiero convenzionale, la sensualità di una donna che invecchia è esplorata attraverso le carni rugose e piegate. Queste sono parte del suo continuo progetto fotografico che cerca di recuperare il corpo femminile dai luoghi comuni sociali, di mercato e mediatici. In accordo con l’artista, che vive e lavora a New Delhi, queste fotografie sono state fatte in collaborazione col soggetto, invitando lo spettatore ad entrare in un’intimità che non è voyeristica.

Nella scultura epifanica di Karl Antao si percepisce un sentimento in espansione della vita che si muove verso l’esterno per inglobare altre nozioni di realtà. Se l’uccello alato entra in nuove zone, c’è un movimento attitudinale verso formazioni naturali. La figura ieratica è emblematica della sua antichità e della sua incombenza sul futuro. Questa descrizione estatica è spezzata dal fatto che appare in uno stato di trance che imprigiona la figura rendendola simile a una mummia. Le sue sculture hanno sì un carattere fantastico, con teste di uomini che si trasformano in pesci e insetti striscianti o piante rampicanti che spuntano dai corpi, ma restano comunque radicate nella realtà. L’artista vive e lavora ad Ahmedabad, nel Gujarat, regione nota per i frequenti episodi di violenza cittadina, e la sua scultura in legno rappresenta un’accusa verso una realtà sempre più dura, dove l’esistenza diventa un incubo. Per Antao e per lo spettatore il combattimento non avviene sul piano fisico, ma su quello della riflessione e della cultura.

I differenti lavori di questi artisti testimoniano varie sfaccettature espressive di una società a più livelli. Essi spaziano dalla pittura alla fotografia ai nuovi media e trasmettono immagini di una vita pluralistica. Insomma, danno corpo alle diverse realtà di un paese che sta avanzando con decisione pur conservando le sue arcaiche tradizioni, intessendo un arazzo allo stesso tempo dissonante e ricco di stimoli.



 

 
     
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