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a cura di Yashodhara Dalmia
KARL ANTAO, SHEBA CHHACHHI, PROBIR GUPTA, SHILPA GUPTA,
RIYAS KOMU, NATARAJ SHARMA
8 maggio – 8 luglio 2008
orario: da lunedì al venerdì 11-19
sabato su appuntamento
Catalogo a cura di Yashodhara Dalmia. Edizione Galleria
Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co.
24 pagine, 12 illustrazioni a colori, 20 in bianco e nero
L’arte contemporanea in India è allo stesso tempo ricca
d’immaginazione, pungente e lirica. È emersa da pratiche religiose,
di corte e artigianali radicate nella vita di ogni giorno della
gente. I giovani artisti indiani, in questa mostra curata dalla
storica dell’arte Yashodhara Dalmia, come da qualsiasi altra parte,
attingono da questo ambiente tradizionale così come dalle pratiche
internazionali per creare lavori con i diversi mezzi espressivi.
Nel rispecchiare la loro società fondata sulla tecnica, il costante
cambiamento e la rapida urbanizzazione, ma anche criticando la
politica e la corruzione del governo, lo sporco nascosto dietro
l’angolo di palazzi scintillanti, l’esistenza della povertà e delle
baraccopoli, l’arte contemporanea in India è macabra, tagliente,
giocosa e a volte angosciosa. Con grande abilità e usando materiale
trovato o riciclato ha creato nuove manifestazioni dai contorni
indigeni.
Nell’esposizione India Time sei artisti rivelano il passo
accelerato del cambiamento nella loro società oltre che il suo
rovescio. La mostra, composta da tre pittori, un video artista, uno
scultore e una fotografa, sottolinea questa realtà bifronte dove lo
sviluppo crescente in India è accompagnato da sacche di povertà e
decadenza.
In questa esposizione l’artista Nataraj Sharma rivela delle
itineranti relazioni, dove l’aeroplano, simbolo di un’esistenza
costantemente in movimento, può anche giacere in un torpore simile
alla morte. La lucentezza grigio-argentea del suo corpo metallico
sembra quella di un serpente, prigioniero del suo corpo. Se nei
primi lavori l’aeroplano rigurgitava la sua stessa immagine, rapace
e distruttivo, la sua presenza qui è statica e tutta all’interno di
un orizzonte baluginante in lontananza.
L’opera di Nataraj ha affrontato l’interconnessione di uomini,
macchine e natura, di città svettanti punteggiate dalla bestialità
e di orizzonti di bellezza mozzafiato rovinati dall’inquinamento e
da altri danni causati dall’uomo. Nei lavori recenti un infausto
segnale di invasioni militari minaccia di deturpare i fenomeni
naturali. Quando nel 2004 vide di persona uno spettacolo della
pattuglia area acrobatica dell’esercito nella sua città di Baroda,
immaginò il cielo coperto di insetti. Da qui, movimento e passività,
malvagità e umanità, grandi incursioni e luoghi di riposo modesti
sono messi in scena nei suoi lavori. Oppresso da immagini di morti
su vasta scala e rivolte nel Gujarat, dove molti nella comunità di
minoranza furono uccisi nel 2002, il suo impulso creativo nasce
dalla meraviglia di fronte allo splendore naturale e dal timore di
una sua rapida sparizione per colpa dell’uomo. Sharma, che vive e
lavora tra Vadodara e Goa, ha partecipato a diverse mostre
internazionali ed ha una ricca conoscenza delle tecniche pittoriche.
La grande tela di Probir Gupta testimonia lo scontro di civiltà con
colori metallici, con l’ombra lunga della presenza coloniale
inglese che si unisce alle forti manipolazioni del presente per
esprimere l’angoscia degli individui. La scrittura calligrafica
persiana fluttuante crea un dolore e una disperazione elegiaci che
formano una continua processione del presente. Con un accento
apocalittico, la folla degli uomini e le emissioni metalliche si
scontrano senza redenzione. Il soggetto di Gupta è costituito da
malformati e mutanti esseri umani condannati senza speranza, come
tragica conseguenza dei crimini globali. Il fango scuro, che sgorga
in continuazione, minaccia di esondare, come nei suoi primi lavori
dove le immagini idilliache del Kashmir sono piene di arti amputati
come segnalatori di mine antiuomo. Il suo energico scandaglio di
queste scure interpolazioni, comunque, lo pone continuamente aldilà
del recinto, nel terreno dell’“altro”. L’artista ha studiato a
L’Ecole Nationale Superieure Des Beaux Arts di New Delhi.
Negli ultimi anni l’artista e scultore Riyas Komu ha reinterpretato
il ritratto passando senza soluzione di continuità dal cinema alla
fotografia alla pittura. Ha riunito allo stesso tempo Islam,
comunismo e il pensiero di Gandhi, la stessa mescolanza che anche
suo padre praticò, per creare un’atmosfera emozionale per i suoi
soggetti. Pertanto ha dipinto a mano alcuni fotogrammi della donna
con hijab tratti dal film Il cerchio dell’iraniano Jaffar Panahi
per scrutare la sua ansia, minacciata dal mondo esterno. Nei due
distillati ritratti in esposizione vediamo una donna senza purdah,
ma comunque isolata dal mondo da un invisibile velo e chiusa in se
stessa da un’incombente tristezza. Come musulmano, appartenente ad
una minoranza in India, Komu si è spesso trovato tra due fuochi: da
una parte la tensione sociale crescente in una metropoli come
Mumbay, dall’altra la pressione dell’Islam radicale che ha indotto
molti nella sua città natale ad aderire alla jihad. La sua galleria
di ritratti, comunque, scelta tra il profluvio di immagini dei mass
media, ha incluso i diseredatati, i senza casa, gli emarginati, dal
lavoratore migrante al calciatore, che hanno trovato un rifugio e
hanno suscitato un intenso scrutinio. Se questi sono vittime di
circostanze storiche, sono anche sopravvissuti delle proprie
difficili situazioni, e sono mostrati nella loro duplice identità
di cittadini di un ordine mondiale sempre più vasto. Komu, che è
sia pittore che scultore, ha esposto alla Biennale di Venezia del
2007.
Le video installazioni di Shilpa Gupta contengono rimandi alla
cultura di ogni giorno che rivela sottofondi sinistri al di sotto
del manto di normalità. Nel lavoro in mostra il soffitto diventa il
luogo dove guardare la torre dell’orologio, lascito
dell’architettura coloniale inglese del XIX secolo, diventato un
simbolo di Mumbai, città dove lei risiede. La città, nota per il
suo carattere metropolitano, presenta delle figure che calano dalla
periferia e sono incappucciate come monaci, ma vestite con uniforme
militare. La natura subalterna del lavoro è sottolineata dal fatto
che la struttura, simile ad un gioiello, che si espande e si
contrae, stia in effetti denotando atti trasgressivi. Gupta, i cui
taglienti video sono lavori interattivi nei quali anche lo
spettatore è chiamato a partecipare, ha spesso raccontato la
soppressa e sovversiva realtà della persona.
L’invecchiamento del corpo femminile è il soggetto di Sheba
Chhachhi, fotografa e artista multimediale, le cui opere sono di
grande intensità. In contrasto con il pensiero convenzionale, la
sensualità di una donna che invecchia è esplorata attraverso le
carni rugose e piegate. Queste sono parte del suo continuo progetto
fotografico che cerca di recuperare il corpo femminile dai luoghi
comuni sociali, di mercato e mediatici. In accordo con l’artista,
che vive e lavora a New Delhi, queste fotografie sono state fatte
in collaborazione col soggetto, invitando lo spettatore ad entrare
in un’intimità che non è voyeristica.
Nella scultura epifanica di Karl Antao si percepisce un sentimento
in espansione della vita che si muove verso l’esterno per inglobare
altre nozioni di realtà. Se l’uccello alato entra in nuove zone,
c’è un movimento attitudinale verso formazioni naturali. La figura
ieratica è emblematica della sua antichità e della sua incombenza
sul futuro. Questa descrizione estatica è spezzata dal fatto che
appare in uno stato di trance che imprigiona la figura rendendola
simile a una mummia. Le sue sculture hanno sì un carattere
fantastico, con teste di uomini che si trasformano in pesci e
insetti striscianti o piante rampicanti che spuntano dai corpi, ma
restano comunque radicate nella realtà. L’artista vive e lavora ad
Ahmedabad, nel Gujarat, regione nota per i frequenti episodi di
violenza cittadina, e la sua scultura in legno rappresenta
un’accusa verso una realtà sempre più dura, dove l’esistenza
diventa un incubo. Per Antao e per lo spettatore il combattimento
non avviene sul piano fisico, ma su quello della riflessione e
della cultura.
I differenti lavori di questi artisti testimoniano varie
sfaccettature espressive di una società a più livelli. Essi
spaziano dalla pittura alla fotografia ai nuovi media e trasmettono
immagini di una vita pluralistica. Insomma, danno corpo alle
diverse realtà di un paese che sta avanzando con decisione pur
conservando le sue arcaiche tradizioni, intessendo un arazzo allo
stesso tempo dissonante e ricco di stimoli.
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