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6 March – 11 April 2008
Mon-Fri, 11.00-19.00, closed Sundays and holidays, Saturday by
appointment
Galleria Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co. is proud to present
the exhibition by the American artist Greg Bogin, opening on 6
March at Via Pontaccio 19, Milan.
Apparently simple and schematic, the works of Greg Bogin (born in
1965 in New York, where he lives and works) conceal a profound,
perceptive analysis of the history of contemporary art.
The first references that come to mind are those of Minimalism, due
to the presence of only a few elements, generally geometric,
bordered with extreme precision and organized in extremely rigorous
compositions. The lively, contrasting tones and the effects
obtained with shadings from one color to another have an impact
similar to that of Op Art, while the use of forms, practically
limited to the square, the circle and their combination, reminds us
of the sculptures with elementary structures of the early 1960s.
There are also echoes of the commercial graphics of the 1970s, with
their logos, trademarks, chunky lettering and cheerful spirit.
Bogin’s works demonstrate remarkable mastery of surfaces and
materials: their appearance is so perfect, so smooth, with colors
applied precisely in the areas assigned to them, that they seem to
bear no traces of manual intervention. This cold, aseptic aspect is
balanced by the unusual form of the canvases and the shadings of
color that give vitality and movement to the whole.
The 7 paintings exhibited at the gallery have strong visual impact
due to their size, the fact that they are almost monochromatic, and
the brightness of the surface, thanks to the use of polyurethane
resins and automotive paints.
The works seem to express a carefree spirit or to provoke abstract
reflections entirely concentrated on painting. But the titles
indicate that Bogin also wants to tell us about people today, with
their problems of relating to others (The Plight of the
Misanthrope, 2007, urethane paint on canvas, 172.7 x 210.8 cm) and
the general pessimism of the present situation (Dystopia, the
opposite of utopia, indicating a society that is undesirable from
all points of view). Bogin’s works can be interpreted, in this
sense, as a metaphor and a critique of modern society, which under
its superficial cloak of wellbeing and progress, in which
everything seems shiny and spotless, actually conceals a different
reality.
The artist will be present at the opening.
6 marzo – 11
aprile 2008
orario: da lunedì a venerdì 11-19, escluso festivi, sabato su
appuntamento
La galleria Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co. è lieta di
annunciare la mostra dell’artista americano Greg Bogin che
inaugurerà il 6 marzo in via Pontaccio 19 a Milano.
All’apparenza semplici e schematiche, le opere di Greg Bogin (nato
nel 1965 a New York, dove vive e lavora) nascono da un’approfondita
e meditata analisi della storia dell’arte contemporanea.
I primi riferimenti che vengono in mente sono quelli del
Minimalismo per la presenza di pochi elementi, generalmente di
natura geometrica, delimitati con estrema precisione e organizzati
in composizioni estremamente rigorose. Le tinte vivaci e
contrastanti e gli effetti ottenuti con le gradazioni da un colore
ad un altro creano effetti simili a quelli dell’arte optical,
mentre l’uso delle forme, per lo più limitate al quadrato, al
cerchio e alla loro combinazione, rimanda alle sculture con
strutture primarie dei primi anni ’60. Infine compaiono richiami
alla grafica commerciale degli anni settanta, con i suoi loghi,
marchi, il lettering gonfio e tozzo e lo spirito allegro.
Le opere di Bogin dimostrano una notevole padronanza della
superficie e dei materiali: il loro aspetto è così perfetto, liscio,
con i colori esattamente applicati all’interno delle aree loro
assegnate che non sembrano recare traccia di un intervento manuale.
Questo aspetto freddo e asettico viene controbilanciato dalla forma
inconsueta delle tele e dalle gradazioni di colore che infondono
vitalità e movimento all’insieme.
I 7 quadri esposti in galleria possiedono un forte impatto visivo
dovuto alle dimensioni, al fatto di essere quasi monocromatici e
alla brillantezza della superficie, ottenuta grazie a resine
poliuretaniche e vernici per carrozzeria.
All’apparenza sembrano esprimere uno spirito spensierato o comunque
nascere da riflessioni astratte e tutte interne alla pittura. I
titoli invece ci indicano che Bogin vuole parlarci anche dell’uomo
di oggi, con i suoi problemi di relazione con gli altri (Ia
sventura
del misantropo, 2007, vernice uretanica su tela, cm 172,7x210,8) e
il pessimismo generale sulla situazione attuale (Distopia, che
significa il contrario di utopia e denota quindi una società
indesiderabile sotto tutti i punti di vista). Le sue opere possono
leggersi in quest’ottica come una metafora e una critica della
società moderna che sotto il manto superficiale del benessere e del
progresso, in cui tutto sembra luccicante e senza macchia, nasconde
spesso una realtà differente.
Sarà presente l’artista
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